IL GLICINE DI GIO’
Gio’ sono io e sta per Giovanni. Questa abbreviazione mi è stata affibbiata dagli amici della “TICINO VERDE“ dove ho lavorato per qualche anno. Questa è la storia del mio glicine di cui vado particolarmente fiero.
Nell’Aprile del 1997 il mio amico Alberto mi dice :”Devo risistemare il giardino e c’è un glicine che devo eliminare, se ti interessa vieni a prenderlo”.
Detto fatto. Mi presento convinto di cavarmela in una mezz’oretta: non avete idea di che razza di buca ho dovuto fare! Sono due tronchi quasi avvinghiati, uniti da una grossa radice. È stata dura ma riesco a portare il tutto a casa.
Lo pianto subito in piena terra in un terriccio composto da pomice grossa e terra del mio recinto di compostaggio.
Per due anni lo lascio vegetare liberamente. Osservando bene mi rendo conto che uno dei due tronchi ha dei segni di marciume, l’altro niente! Allora mi dico che non può essere marciume radicale: probabilmente nel trapianto ho tagliato qualche radice importante e ciò ha provocato il danno.
Maggio 1999. Decido di separare i due tronchi. Durante questi due anni ha fatto solo pochi sparuti fiori. Quando li separo e li pulisco ho l’occasione di osservarli bene: con mia grande sorpresa vedo che la parte interessata dal marciume è tutto altro che brutta, anzi, è bella! Allora il tronco meno interessante lo metto di nuovo in piena terra, mentre quello più bello lo rinvaso in una ciotola da coltivazione. La miscela di terriccio è composta da 40% di pomice grossa e 60 % di terriccio del mio recinto di compostaggio.
Qui inizia il mio cruccio-calvario perché nonostante durante tutta l’estate avessi lasciato sotto la ciotola un sottovaso sempre pieno di acqua, l’anno dopo non vedo neanche un fiore.
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Nel 2001 non rinvaso e in Marzo concimo con fosforo e potassio: 2 ml per litro per tre volte a distanza di dieci giorni. Con mia grande delusione passa Aprile senza neanche un fiore. OK, la speranza è l’ultima a morire: l’anno prossimo andrà meglio! Continuo con regolari annaffiature e concimazioni. Uso sempre concimi liquidi, non perché siano migliori, ma semplicemente perché mi trovo meglio. A Settembre ripeto le tre concimazioni di fosforo e potassio.
Marzo 2002. Decido di rinvasare la pianta nel vaso che durante l’inverno l’amico Luciano Paracchini ha preparato appositamente.
La miscela di terriccio è sempre uguale.
Accidenti! Dopo avere messo la pianta a dimora mi accorgo che il vaso (cm. 43x21) è piccolo! Ma ormai questo è. Figuratevi la mia sorpresa quando dopo una ventina di giorni vedo dei bitorzoli sui rami: Fiori! Certo non è stata una grande fioritura ma la soddisfazione c’è stata ugualmente. Mi congratulo con la pianta dicendo: “Complimenti! Adesso che hai imparato continua così”.
Pia illusione!
Passa il 2003 senza neanche un fiore.
Chiedo a destra e a sinistra informazioni sulla potatura.
Passa il 2004 come l’anno precedente.
Cerco informazioni sulle riviste.
Provo a rinvasare nel 2005 sostituendo il mio terriccio con uno universale e pomice a granulometria media: NIENTE!
Primavera 2006. Neanche un fiore. Mi trovo a casa di Giovanni Bonsignori a curiosare, a parlare del più e del meno e gli espongo anche il mio problema. Mi guarda e dice:“Vedi quel glicine sotto la pianta di ciliegie? Bhè, quello non fiorisce mai. Mentre questo (e mi indica una pianta in vaso sui bancali) che è suo fratello fiorisce sempre”. Che mi venga un colpo! Vuoi vedere che il problema è l’esposizione? Ho sempre pensato che la pianta nei mesi caldi, avendo bisogno di molta acqua, stesse meglio in mezz’ombra. La posiziono in pieno sole avendo cura di non lasciarla mai senza acqua. Concimo come sempre perché cambiare più parametri in una volta sola potrebbe darmi delle difficoltà nella valutazione dei risultati.
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Aprile 2007. Ragazzi che spettacolo!!! Non ho fatto salti mortali perché alla mia età non è molto indicato! Mi si riempie l’animo di gioia, di felicità, di orgoglio. Veramente una grande soddisfazione: la pianta è strapiena di fiori!
A questo punto mi dico:”Adesso ho capito come si fa, allora l’anno prossimo devo portarla a qualche mostra”. Capita a proposito l’esposizione UBI ad ARCO 2008. Ma per la miseria, la mostra è ai primi di Maggio e per quel periodo la fioritura è già in declino. Come faccio? La necessità aguzza l’ingegno!
Gennaio 2008. Quando verso la fine del mese vedo le giornate un po’ più lunghe e al pomeriggio il sole comincia a farsi sentire, ricavo una nicchia dietro il pollaio, a nord, dove alloggio la pianta. Qui c’è meno luce e più freddo: spero in questo modo di ritardare la fioritura.
5 Marzo 2008. Noto i primi ingrossamenti delle gemme.
4 Aprile. Le gemme sono ben ingrossate.
10 Aprile. Tolgo la pianta dalla nicchia e la metto in pieno sole.
25 Aprile. La temperatura non mi aiuta: i fiori sono in ritardo. Come faccio? Di nuovo: la necessità aguzza l’ingegno.
Metto la pianta (alta cm. 90+20 di vaso, larga cm. 80 con diametro del tronco di cm. 18 ) sopra la carriola e in questo modo continuo a spostarla dove c’è più sole.
Ma di notte fa freddo…Come faccio? La necessità ecc…ecc…Tra un mugugno e l’altro della padrona di casa porto carriola e pianta nel soggiorno di mia suocera!!!
3 Maggio. Ad ARCO la pianta è in piena fioritura: uno spettacolo! E’ una profusione di fiori profumati. Non ho potuto essere presente alla mostra, ma alla domenica sera mi telefona l’amico Giacomo:”Gio’, il glicine è stata la pianta più votata dal pubblico!”
Ragazzi, adesso sono soddisfatto perché la pianta lo merita, e un po’ anch’io.
Pubblicato su BONSAI & NEWS N°113

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